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UBALDO BALDASSINI
Cittadino, Vescovo e Patrono di Gubbio |
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La famiglia e la giovinezza
Non si conosce con certezza l'anno di nascita di S. Ubaldo. Verosimilmente venne al mondo verso il 1085.
Gli studi
Il Sacerdozio e la riforma del clero
Un incendio distrugge Gubbio
Il rifiuto di essere Vescovo di Perugia
Ubaldo, Vescovo di Gubbio
Ubaldo torna a Gubbio contento e felice. Passa poco tempo e nel 1129 muore a Gubbio il vescovo Stefano, il clero eugubino non raggiunge l'accordo sull'elezione del nuovo vescovo, quindi una delegazione va a Roma per chiedere al Papa di provvedere all'elezione.
Il vescovo maltrattato da un muratore
Famoso è l'episodio accaduto nel 1140. La grande ricostruzione di Gubbio, iniziata dopo l'incendio del 1126, era arrivata a buon punto. Si stavano costruendo le mura della città verso il monte (collocate un po' più sotto delle attuali, edificate un secolo più tardi), ebbene nell'ambito delle stesse mura, proprio a monte della vigna del Vescovo si stava costruendo un servizio igienico i cui scarichi scolavano proprio nella vigna. Ubaldo si porta sul luogo e con molto garbo esorta i muratori a non portare a termine un'opera così offensiva nei confronti suoi e della sua vigna. Purtroppo il capocantiere reagì in malo modo e prese a insultare e spingere indietro il vescovo fino a farlo cadere nella calce preparata per la muratura; così completamente imbrattato, Ubaldo si risollevò e con pazienza rientrò nella Canonica.
Era successa una cosa gravissima, effettivamente si era superato ogni limite, rapidamente lo sdegno popolare crebbe al punto che gli eugubini volevano radere al suolo la casa del muratore e condannarlo all'esilio.
La guerra civile
Il Vescovo Ubaldo fu avvertito e subito si precipitò sul luogo dello scontro, ma non riuscì a porre fine alla battaglia e allora si gettò in mezzo, tra le spade dei combattenti, e all'improvviso si lasciò cadere a terra. Allora tutti riconobbero Ubaldo, il Vescovo, e temettero che fosse morto; improvvisamente tutti smisero di combattere e presero a disperarsi, intanto una gran folla si radunava e tanti, di entrambi le fazioni, gridavano di essere colpevoli della sua morte.
Gubbio contro undici città nemiche
Il Vescovo e l'Imperatore Federico Barbarossa
Ma i grandi pericoli per il giovane comune non sono finiti. Infatti nel 1154 scende in Italia l'Imperatore Federico I di Svevia, detto "Barbarossa", chiamato dai Comuni della Lombardia in lotta fra loro. L'Imperatore si trova di fronte ad una situazione difficile da controllare: i Comuni, a differenza dei vecchi Feudatari, non accettano la tutela imperiale. Barbarossa, ovviamente non può tollerare una tale situazione, deve ribadire con fermezza che il titolare del potere è esclusivamente Lui: lo fa capire chiaramente a tutti i rappresentanti dei Comuni convocati alla "Dieta di Roncaglia".
Ubaldo è gravemente ammalato, ma capisce la gravità della situazione e spontaneamente decide di presentarsi al Barbarossa. Ma ora c'è il colpo di scena: l'Imperatore che voleva distruggere Gubbio, alla vista del suo anziano vescovo, mitiga ed annulla tutti i suoi propositi bellicosi. Racconta Giordano: "l'Imperatore lo accolse con la massima solennità" e "a abbassata la testa, gli chiese la benedizione" allora S. Ubaldo gli parla: " Colui che ti ha concesso la corona del potere terreno ti conceda la ricompensa del regno celeste". Federico che da tanto tempo aveva vivo desiderio di incontrarlo, lo fa sedere al suo fianco, poi gli dona una splendida tazza d'argento e pone fine alle ostilità.
Gli Ultimi anni di vita
La morte e i funerali
All'alba di lunedì, 16 maggio 1160, la sua anima salì a Dio.
Tra i pellegrini cominciarono a verificarsi guarigioni prodigiose, che suscitano entusiasmo e accrescono la venerazione verso il Santo Pastore. Così la folla aumentava sempre più, tanto che non era possibile chiudere la chiesa alla sera, infatti nella notte era numerosa quanto al giorno.
La canonizzazione e la traslazione del Corpo
I due biografi, Giordano e Teobaldo, sono contemporanei e amici del nostro Santo, ed hanno scritto la sua biografia nei primi tre anni successivi alla sua morte, infatti nel 1163 Teobaldo dona e dedica la sua opera addirittura all'Imperatore Federico Barbarossa. Essi ci narrano innumerevoli miracoli che si sono verificati, per intercessione del Santo Vescovo, nei giorni che precedettero la sua sepoltura. Ricordano che in quei giorni egli rese la vista ai ciechi, l'udito ai sordi, guarì gli storpi, ma posto nel suo sepolcro continuò ad operare prodigi, cacciando i demoni e curando ogni genere di malattie.
Nell'agosto 1919, in occasione della fine della prima guerra mondiale, essendo vescovo Carlo Taccetti, per mostrare "gratitudine a S. Ubaldo che accompagnò i figli sulla cima delle Alpi".
Il dito a Thann
BIBLIOGRAFIA