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Sono
gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro
brani c'è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo
prenderà il nome latino di "praesepium" (da
prae:
"davanti" e saepire:
"chiudere con una siepe") ovvero "recinto
chiuso", "mangiatoia". Oggi
la parola assume il significato non solo di "mangiatoia", bensì
dellintera rappresentazione della natività in tutte le sue
sfumature...del Presepe, appunto!
Luca parla soltanto dell' umile nascita di
Gesù a Betlemme (...giunse
per lei il tempo di partorire e diede alla luce il suo figlio primogenito.
Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché per loro non
c'era posto nell'albergo. In quella stessa regione si trovavano dei
pastori: vegliavano all'aperto e di notte facevano la guardia al loro
gregge....), poi
il greco Origene
(prima metà del III secolo)
all'iconografia originaria aggiunse altri
particolari, infatti colloca Gesù in una grotta,
parla dei doni dei pastori, di un bue e di un asinello, che riscaldano il piccolo con il proprio alito,
richiamandosi probabilmente ad una antica profezia di Isaia.
Di Re Magi venuti ad adorare il
Redentore, ne parla Matteo: "...alcuni
Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:Dovè il Re dei
Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per
adorarlo".
L'origine esatta del
Presepio è
difficile da definire, in quanto è il prodotto di un lungo processo. Già nel
secondo secolo troviamo nelle catacombe romane
di
Priscilla, lungo la via Salaria a Roma, rappresentate scene
della nascita di Gesù,
come
la Madonna con in grembo il bambino. Anche
nelle
catacombe di San Sebastiano, si
può
ammirare un altro importante affresco che, seppure fortemente deteriorato,
raffigura la mangiatoia con due animali:il bue e lasinello. È
storicamente documentato che già nel Quarto secolo, per volere di Papa
Liberio I (352-366), veniva eretta nel giorno di
Natale, nella Basilica S.Maria
"ad praesepe"
(oggi nota come S. Maria Maggiore) una "tettoia"
sorretta da tronchi dalbero (quasi lo schema essenziale di una stalla),
tale tettoia veniva posta davanti all'altare presso il quale, il 24
dicembre di ogni anno, veniva celebrata la Messa di mezzanotte. Papa Liberio era
succeduto a Papa Giulio I (337-352) il quale nel 337 aveva stabilito che
il 25 dicembre fosse festeggiato come il giorno della nascita di
Gesù.
Altre
tettoie furono erette in altre Chiese a Roma (S. Maria in Trastevere),
a Napoli nella Chiesa di S. Maria della Rotonda, e certamente in altre
Chiese di altre città. Si sa pure che Papa Gregorio III (731-741) fece
sistemare sotto la tettoia di S. Maria Maggiore una statua doro della
Madonna con il Bambino e che anche in altre chiese furono collocati sotto
tali tettoie pitture o statue che ricordavano il Sacro Evento.
Si
dice che il primo presepe venne realizzato a Napoli nel 1025 presso una
chiesa chiamata Santa Maria ad Praesepe che
sorgeva in piazza San Domenico Maggiore nella quale furono esposte per la
prima volta alcune statue lignee che raffiguravano la natività del
Cristo.
Il
primo presepio vivente così come lo vediamo realizzare ancor oggi, con la grotta al
centro e tutti gli uomini che vanno verso il Bambino, ha origine, secondo
la tradizione, dal desiderio di San Francesco D'Assisi di far rivivere in
uno scenario naturale la nascita di Betlemme, con personaggi reali,
pastori, contadini, frati e nobili tutti coinvolti nella rievocazione che
ebbe luogo a Greccio, piccolo
centro del Lazio, in provincia di Rieti, ai confini con l'
Umbria, nella
notte di
Natale del 1223. Questo episodio poi fu magistralmente dipinto da Giotto
nell'affresco della Basilica Superiore di Assisi. Fu il primo
presepio e Greccio
viene oggi celebrato come
luogo di nascita del presepe. Allora, Papa Onorio
III, dette a Francesco una particolare autorizzazione, in
quanto,
essendo vietati dalla Chiesa la rappresentazione di drammi sacri, gli
permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in
chiesa,
così egli eresse una
mangiatoia all'interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed
un bue viventi, ma senza la Sacra Famiglia,
rivisse la nascita del Signore. Francesco
era stato in oriente quattro anni prima, nel
1219, ed aveva potuto visitare i luoghi santi della vita del Signore. Il
ricordo più intenso di questo viaggio fu la visita alla grotta di
Betlemme ove il Signore volle nascere.
Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di
persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a
tutti coloro che non sapevano leggere.
S. Bonaventura scrive anche che Francesco: "Tre anni prima della sua
morte, volle celebrare presso Greccio il ricordo della natività di Gesù
Bambino, e desiderò di farlo con ogni possibile solennità, al fine di
eccitare maggiormente la devozione dei fedeli. Perché la cosa non fosse
ascritta a desiderio di novità, prima chiese e ottenne il permesso dal
Sommo Pontefice"
Secondo il racconto di Tommaso da Celano, in quella
notte di Natale, a Greccio, il Santo avrebbe anche compiuto un miracolo facendo
animare la statua del bambino.
Il
più antico presepe inanimato è invece quello che Arnolfo di Cambio scolpì per Papa Onofrio IV
nel
legno nel 1283 e del quale oggi si conservano solo alcune statue
nella chiesa di S. Maria
Maggiore in Roma. Le
statue, ad altezza naturale, rappresentano: la Madonna col Bambino sulle
ginocchia, San Giuseppe, il bue e l'asinello; davanti alla Madonna c'è
uno dei re Magi.
A
partire dal IV secolo la Natività diviene uno dei temi dominanti
dell'arte religiosa e in questa produzione spiccano per valore artistico:
la natività e l'adorazione dei Magi del dittico composto da cinque parti
in avorio e pietre preziose che si ammira nel Duomo di Milano e che risale
al V secolo e i mosaici
della Cappella Palatina a Palermo, del Battistero di S. Maria a Venezia e
delle Basiliche di S. Maria Maggiore e S. Maria in Trastevere a Roma. In
queste opere dove si fa evidente l'influsso orientale, l'ambiente
descritto è la grotta, che in quei tempi si utilizzava per il ricovero
degli animali,gli artisti
producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura
riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della
Natività.
Il presepe veniva esposto all'interno delle chiese nel periodo
natalizio.
Dal
1300 in poi la Natività è affidata all'estro figurativo degli artisti più
famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche,
argenti, lavori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della
nobiltà o di facoltosi committenti dell'intera Europa, valgano per tutti
i nomi di Giotto, Filippo
Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin,
Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens, Ghirlandaio.
Il
1400 è un secolo di stasi per il presepe, essendo esso prerogativa
di grandi chiese che possedevano rappresentazioni stabili per lintera
durata dellanno. Si ha notizia certa del Presepe dei fratelli Pietro e
Giovanni Alemanno per la chiesa San Giovanni a Carbonara, di questo
presepe sono giunte fino a noi diciannove statue in legno policromo.
Nel
1500 si assiste ad una ripresa di rappresentazioni in tutta Italia;
ricordiamo il magnifico presepe, totalmente in terracotta, ancora oggi
conservato presso il Duomo di Modena, opera di Antonio Begarelli; a
Urbino e Piobbico sono conservati splendidi presepi dello scultore
Federico Brandani (esecutore di molte decorazioni delle sale del Palazzo
Ducale di Urbino). Nella
di San Domenico Maggiore a
Napoli è conservato parte del
presepe del Belverte.
Il presepe comincia ad espandersi anche nelle case di nobili in tutta
Italia. Cominciano ad essere rappresentati anche animali quali pecore,
capre, cani oltre al bue ed all'asino; Inoltre cominciano a vedersi i
primi paesaggi più o meno complessi.
Le
statue sono prevalentemente di legno policromo o tutte di terracotta,
mentre solo nel secolo successivo, 1600, si cominciano a delineare
figure più modellate nelle posture. Aniello
scultore anche
migliore e Donato diedero vita al presepio del Viceré conte di
Castrillo nel lontano 1658 (ricco presepe di cui sono stati tramandati 112
figure lignee di ridotte dimensioni).
Nella seconda metà del secolo, comincia a farsi spazio anche la
figura in cartapesta.
Nel
1700 il
presepe si diffuse largamente nel regno di Napoli ad opera di Carlo III di
Borbone. Gli artisti napoletani
danno alla sacra rappresentazione un'impronta naturalistica inserendo la
Natività nel paesaggio campano ricostruito in scorci di vita che vedono
personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo riprodotti negli
atteggiamenti del loro vivere quotidiano: occupazioni, momenti di svago, a
tavola o impegnati in balli e serenate.
Ulteriore
novità è la trasformazione delle statue dei
pastori sempre in legno, ma realizzati
con arti di fili di ferro ricoperti di stoppa,
che permettevano ogni tipo
di postura,
vestiti con stoffe più o
meno ricche, adornati con monili e muniti degli strumenti di lavoro tipici
dei mestieri dell'epoca e tutti riprodotti con esattezza anche nei minimi
particolari.
Nello stesso periodo si distinguono anche gli artisti
liguri, in particolare genovesi, e quelli siciliani che, in genere, si
ispirano alla tradizione
napoletana con alcune eccezioni come ad esempio l'uso della cera a Palermo
e Siracusa o le terrecotte dipinte a freddo di Savona e Albissola.
Sempre nel
'700 si diffonde il presepio con parti in movimento che ha un illustre
predecessore in quello costruito da Hans Schlottheim nel 1588 per
Cristiano I di Sassonia. Ma fin qui abbiamo trattato di ricostruzioni
quasi sempre monumentali e di grande pregio artistico realizzate da
maestri dell'arte per lo più per la Chiesa o per cappelle private.
La
diffusione a livello popolare si realizzò pienamente nel 1800: ogni
famiglia in occasione del Natale costruiva un presepe in casa riproducendo
la Natività secondo la tradizione con statuine in gesso o terracotta,
carta pesta e altri materiali per gli scenari, forniti dagli artigiani. In
Puglia, specialmente a Lecce, fu introdotto un uso innovativo della
cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di
fil di ferro e stoppa. A Roma le famiglie importanti gareggiavano tra loro
nel costruire i presepi più imponenti, ambientati nella stessa città o
nella campagna romana, che permettevano di visitare ai concittadini e ai
turisti.
Nel
corso del Novecento poi, e soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, ci
fu un indebolimento della tradizione del presepe, anche per il fiorire
della tradizione
dell'Albero di Natale.
Oggi
tuttavia
il presepe è tornato a fiorire grazie all'impegno di enti religiosi e privati
come: la ; il
di
Bergamo; alcune mostre importanti (100 Presepi nelle Sale
del Bramante di Roma e dell'Arena di Verona); eccezionali rappresentazioni dal vivo
come la rievocazione del ,
il in Abruzzo,il nel Veneto,
oppure il in Puglia.
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