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La
tradizione dellalbero di Natale è molto recente rispetto a
quella del Presepe (realizzato per la prima volta nella notte tra il 24 e
il 25 dicembre 1223, da S. Francesco e i suoi frati, tra le montagne di
Greccio, vicino a Rieti). Se il presepe è di origine italiana, la
tradizione di piantare ed ornare un albero nel periodo di Natale
risale ai
popoli germanici.
Ma questa tradizione dellalbero, come la festa stessa del Natale, fonda
le proprie origini in culti diffusi e molto sentiti nel passato di vari
popoli.
Nella Roma
pagana, già due o tre secoli prima di Cristo, dal 19 al
25 dicembre si festeggiavano i Saturnali,
feste in onore del dio Saturno, dio
dell'agricoltura. Era questo un periodo durante il quale si viveva in
pace, si scambiavano doni, si facevano sontuosi banchetti. Erano feste di
gioia, di rinnovamento, di speranza per il futuro tantè che, in tale
occasione, si rinnovavano anche i contratti agrari.
Lo stesso periodo che comprende il solstizio d'inverno (21 dicembre)
veniva festeggiato anche presso i Celti, i cui sacerdoti, avendo
notato che gli abeti rimanevano sempre verdi anche durante l'inverno,
iniziarono a considerarli come un simbolo di lunga vita e cominciarono ad
onorarli nelle feste invernali.
I Teutoni erano
soliti, durante tale periodo, piantare un grosso abete ornato di
ghirlande e bruciare un enorme ceppo, nel camino, per festeggiare
il passaggio dall'autunno all'inverno. Il ceppo aveva un significato
simbolico: si bruciava il passato e, dal modo di ardere del legno, si
cercavano di cogliere i presagi su come sarebbe stato il futuro.
Già nel 274 d.C.,
l'imperatore romano Aureliano (270-285
d.C.) decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Dio
Sole e in tutto il mondo romano quel giorno
divenne una gran festa, era il "dies natalis Solis Invicti",
il giorno della nascita del Sole Invincibile, il giorno in cui si
festeggiava la rinascita sull'orizzonte del nuovo sole, essendo il vecchio
simbolicamente morto al solstizio d'inverno (21 dic.), quando aveva raggiunto il
punto più basso dell'orizzonte. Il Sole dal 22 al 24 dicembre
sembra fermarsi in cielo (solstitium
significa sole fermo) per
riprendere subito dopo il suo cammino verso l'alto, ogni
giorno di più, fino al solstizio d'estate dove invece si verifica il
fenomeno inverso. In
altre parole laltezza
minima del Sole sullorizzonte a mezzogiorno del solstizio invernale (21
dicembre), il suo apparente sostare e la sua risalita sul meridiano nel
cielo del 25 dicembre, lo assimila ad un dio che nasce e per questo viene
festeggiato.
Questo fenomeno sicuramente
era rimasto impresso nella mente dell'uomo fin dalle epoche preistoriche,
quando la diminuzione di luce e di calore avrà sicuramente fatto temere
lo spegnersi della stella che assicurava la vita sulla terra e che poi, in
quasi tutte le religioni antiche, fu personificata in un dio. Da qui i
festeggiamenti per il suo risorgere.
Tracce di celebrazioni legate a queste vicende astrali, alla nascita cioè
dell'anno nuovo, si trovano intorno alla data del 25 dicembre anche presso
le primitive religioni persiane, fenice, siriane, peruviane, messicane,
indù.
ritornando al Natale,
se è vero che discende da antiche cerimonie dedicate al Dio Sole, non
deve stupire che, nonostante siano trascorsi molti secoli, gli antichi
significati siano sopravvissuti. Infatti il fuoco è l'elemento
fondamentale di numerosi rituali natalizi europei ed extraeuropei. È
molto probabile che da tutte queste tradizioni del passato abbia preso
origine la tradizione del ceppo natalizio, il cui fuoco bene
rappresentava il sole, e dal ceppo di quercia (simbolo di forza e
di solidità) che nelle case doveva bruciare per dodici giorni consecutivi
(fino alla nostra Epifania, quando le giornate iniziano lentamente
ad allungarsi) si prendevano gli auspici su come sarebbe stato
lanno successivo in base alla maniera come bruciava.
Nel 337 d.C. Papa Giulio I scelse il 25 dicembre come giorno della
nascita di Gesù, proprio perché era già un giorno di grande festa.
Consueto per il Cristianesimo trasferire a sé date religiose
particolarmente sentite, modificando la simbologia per cui, in questo
caso, la "nascita del sole" divenne la "nascita di
Cristo", mentre la "luce solare" simboleggiò la "luce
divina del Figlio di Dio". In realtà la data della nascita di Cristo
è sconosciuta. Non se ne conosce esattamente l'anno, anche se sulla base
di avvenimenti storicamente accertati (censimento indetto dall'imperatore
Augusto nel 7 a.C., morte del Re Erode che si attesta nel 4 a.C.) si
ipotizza che possa essere avvenuta in un lasso di tempo che va dal 4 a.C.
al 7 a.C. Ovviamente tanto meno si conosce il giorno e il mese della
nascita di Gesù.
Questa sovrapposizione operata dal Cristianesimo sulle tradizioni popolari
preesistenti non riguardò solo il Natale, ma anche altre ricorrenze
pagane. Per esempio: la festa di San Giorgio ha preso il posto della festa
della Dea Pales; i festeggiamenti di San Giovanni Battista hanno
sostituito la festa dell'acqua; la festività dell'Assunzione della
Vergine ha preso il posto delle celebrazioni di Diana; Samhain (Halloween)
è
diventata la festa di Tutti i Santi e via di seguito. Anche
al giorno del riposo settimanale (festa di stato, introdotta da Costantino
nel 321 d.C.) che si chiamava "giorno del sole" (dies solis)
fu cambiato il nome in Domenica= giorno del Signore. Ma nei paesi
anglosassoni rimase il nome iniziale, derivato dal latino: in inglese
infatti ancora oggi si dice Sun-day e in tedesco Son-tag
giorno del
sole, appunto!
L'origine dell'abete come
simbolo natalizio ci è narrata da molte antiche storie: la più
importante e quella del miracolo compiuto dal San Bonifacio, nato in
Inghilterra nel 675 e morto martire in Germania nel 754; egli, missionario
nei dintorni di Geismar, nella Germania settentrionale, notò alcuni
pagani che adoravano una quercia per preparare il sacrificio del piccolo
principe Asulf al dio Thor. San Bonifacio li fermò ed abbatté la
quercia. Appena la quercia cadde, apparve un abete: San Bonifacio spiegò
allora al popolo che lAbete, sempreverde, era l'albero della vita e che
rappresentava Cristo.
Unaltra leggenda racconta di un uomo che in Alsazia, rientrando a casa
la notte di Natale, vide il meraviglioso spettacolo delle stelle che
brillavano attraverso i rami di un abete. Per spiegare alla moglie ciò
che aveva visto tagliò allora un piccolo abete e lo ornò di candeline
accese. Nacque cosi il primo albero di Natale.
Si ha notizia di documenti che in Alsazia, nel 1521, autorizzano i
cittadini a tagliare il loro albero di Natale, mentre una cronaca di
Strasburgo del 1605 precisa che per Natale si portano in casa degli abeti,
si mettono nelle stanze, si ornano con rose di carta di vari colori, mele,
zucchero e oggetti dorati.
Da allora la tradizione dell'albero si estese presso molti altri popoli
del nord Europa e cominciò ad accompagnare la ricorrenza natalizia.
Johann Wolfgang Goethe (), pur non essendo propriamente di
fede cattolica o protestante, amava moltissimo questa usanza e grazie a
lui l'albero si impose a Weimar che era un importantissimo centro
culturale dell'epoca. Nella sua famosa opera "I dolori del giovane
Werther" (1774) l'albero di Natale compare per la prima volta anche
nella grande letteratura.
Si sa che nel 1840 la principessa
Elena di Germania, sposa del duca d'Orleans, preparò il suo albero di
Natale alle Tuileries di Parigi, suscitando lo stupore della corte.
I
primi addobbi di cui si ha notizia erano mele colorate ed ostie, con
evidente significato religioso. Poi comparvero lumi, immagini, rose di
carta, ghirlande di fiori secchi. Alle
ghirlande si unirono nastri e frutti colorati, poi le candeline, fino a
quando, verso la metà del 1800, alcuni fabbricanti svizzeri e tedeschi
cominciarono a preparare leggeri e variopinti oggetti di vetro soffiato
che diventarono di moda e costituirono l'ornamento tradizionale
dell'albero natalizio. Infatti
nel 1848 apparve il primo ornamento in vetro, in Germania: si trattava di
un "kugel", una larga palla cava all'interno, con dimensioni che
variavano dai tre ai venti centimetri; le più piccole venivano utilizzate
per decorare l'albero e divennero l'ornamento tradizionale dell'albero
natalizio.
Nel 1841, con l'arrivo alla corte inglese del Principe Alberto di
Sassonia, marito di origine tedesca della Regina Vittoria, l'usanza di
addobbare un abete di Natale si diffuse rapidamente in Inghilterra e poi
in tutto il mondo. La Regina Vittoria () infatti, fece
addirittura pubblicare un immagine del suo Albero di Natale su "Godey's
Lady's Book", una celebre rivista dell'epoca.
Verso la fine del 1800 questa moda dilagava in tutte le corti europee tra
le famiglie della nobiltà. Anche la Regina Margherita (),
moglie del Re dItalia Umberto I°, ne fece allestire uno, in un salone
del Quirinale, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque
moltissimo e l'albero divenne di casa tra le famiglie aristocratiche
italiane.
Nel nostro secolo assistiamo a una diffusione massiccia e capillare di
questa usanza.
Molte tradizioni natalizie oggi appaiono un po indebolite, come la
recitazione di poesie natalizie da parte dei bambini, il cantare insieme
le canzoni di natale, le letterine che i bambini erano soliti inviare a
Babbo Natale o Gesù Bambino elencando i regali desiderati, la
preparazione in famiglia dei dolci tipici di Natale, etc. Ma l'albero ha
resistito, anzi, ha rafforzato la sua posizione, sembra proprio che sia
lui il vero simbolo di Natale. E l'albero stesso molte volte non è
più l'abete di un tempo, ma un sostituto di plastica o di altri
materiali, riutilizzabili. Le candele di cera sono diventate
fantasmagoriche luci elettriche.
Nelle case della maggior
parte del popolo italiano l'albero di Natale è arrivato da pochi decenni.
La sua diffusione massiccia si è avuta appena
dopo la seconda guerra mondiale ed è
dovuta alla presenza dei soldati americani, nellimmediato secondo
dopoguerra. Negli USA infatti lusanza dellalbero di Natale, poiché
era nata tra i protestanti, era già molto diffusa.
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