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   Soldati Eugubini nella Prima Guerra Mondiale... in Francia
   

La “Champagne” e la guerra  |  Le truppe italiane in Francia |  2° Battaglia della Marna  |  I Caduti Eugubini  |  Il Cimitero militare Italiano di Bligny   

La "Champagne" e la Guerra


Il 30 agosto 2004 l’Associazione Eugubini nel Mondo ha reso omaggio ai militari eugubini che, morti in Francia durante la Prima Guerra Mondiale, sono sepolti nel Cimitero di guerra di Bligny, piccolo borgo della “Champagne”.
La “Champagne-Ardenne” è la regione francese a Est di Parigi, che comprende il triangolo magico tra Reims, Epernay e Chalons-sur-Marne, dove interminabili vigneti ricoprono i fianchi di assolate
colline. Reims, che dista da Parigi 145 Km, è la sua città più importante e qui venivano incoronati i Re di Francia, nell'incantevole Cattedrale gotica di Notre-Dame.
La fama di questa terra oggi viene amplificata dallo “Champagne”, il famosissimo vino spumeggiante che vi si produce sino dalla fine del 1600, da quando un monaco dell'abbazia di Hautvillers, Dom Pérignon, inventò il famoso metodo che permette di produrre questo vino spumante.
Nella lingua francese arcaica, il termine "Champaigne", oltre che "campagna" significava anche “battaglia” o “campo di battaglia”. La definizione si applica perfettamente a questa regione, situata tra Parigi e la Lorena, tra il Belgio e la Borgogna, che fu teatro dall’antichità ai giorni nostri, di feroci battaglie e scontri estremamente cruenti.

La Champagne fu teatro di tremende devastazioni e distruzioni anche durante la Prima Guerra Mondiale che nell’ultimo anno (1918) vide anche l’azione di truppe italiane e di soldati eugubini nel sanguinoso scontro che contrapponeva, in quel punto, Francia e Germania.
Successe che nella primavera del 1918 la Germania,  grazie al ritiro dal conflitto da parte della Russia, sconvolta dalla rivoluzione d’ottobre 1917, decise di approfittare della sua temporanea superiorità numerica sferrando un attacco massiccio e decisivo contro la Francia.
 L'offensiva fu preparata concentrando sul fronte francese tutti i mezzi disponibili. La prevedibilità di tale mossa permise un certo preventivo rafforzamento da parte della Francia, rafforzamento a cui anche l’Italia partecipò. Il governo italiano inviò sessantamila “soldati operai” da adibirsi soprattutto a lavori di manovalanza: le cosiddette truppe ausiliare italiane in Francia (T.A.I.F). Inoltre l’Italia inviò anche truppe militari, per ricambiare l'aiuto ricevuto dagli Alleati nel novembre del 1917, dopo Caporetto.

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 Le truppe italiane in Francia


Nel marzo 1918 fu deciso l'invio, sul fronte francese, del II Corpo d'Armata italiano, al comando del generale Alberico Albricci. Lo componevano la 3a e la 8a Divisione, due squadroni dei cavalleggeri di Lodi e il II Corpo degli Arditi; La 3a Divisione era composta dalla Brigata «Napoli» (75° e 76° reggimento Fanteria), dalla Brigata «Salerno» (89° e 90° reggimento Fanteria) e dal 10° Artiglieria. La 8a Divisione era formata, oltre dal 4° Artiglieria, dalla Brigata «Brescia» (19° e 20° reggimento Fanteria) e dalla Brigata «Alpi» (51° e 52° reggimento Fanteria). Nella Brigata “Alpi”, che era l’erede degli antichi “Cacciatori delle Alpi” di Garibaldi, erano stati arruolati moltissimi giovani umbri e quindi anche tanti eugubini poiché il 51° reggimento Fanteria era di stanza a Perugia e il 52° a Spoleto. In questa Brigata, per la sua tradizione garibaldina, all’inizio della guerra vi si erano prontamente arruolati anche cinque nipoti di Giuseppe Garibaldi: (Peppino, Ricciotti, Menotti, Sante ed Ezio) e tanti altri giovani volontari, tra cui il diciassettenne Kurt Erich Sukert, divenuto poi famoso con lo pseudonimo di “Curzio Malaparte”, nato a Prato nel 1898 da padre di origine tedesca e madre italiana. Complessivamente il contingente militare italiano era di oltre 25.000 uomini. La truppa completò il suo arrivo nel suolo francese il 27 aprile 1918.
Proprio un mese dopo, il 27 maggio 1918, con un grande attacco a sorpresa, l'esercito tedesco riuscì a sfondare il fronte francese nei pressi di Reims. Tra Soissons e Reims si formò una sacca triangolare, profonda 50 km, che aveva il vertice a Château-Thierry. L’esercito tedesco era giunto a meno di 100 Km da Parigi. Il II° Corpo d'Armata italiano fu destinato a presidiare questa profonda insaccatura e all'altezza di Bligny aveva il compito di sbarrare la valle del fiume Ardre e quindi la strada di accesso alla città di Epernay, mantenendo così possibili le comunicazioni tra Reims e Parigi.
Il 19 giugno venne ultimato lo schieramento nella piccola valle del Fiume Ardre. La vallata era delimitata da due costoni boscosi: da una parte il Bosco de Vrigny, dall’altra il Bosco des Eclisses (detta anche “Montagna di Bligny”, che è in realtà una collina alta  meno di 200 metri) e il Bosco de Courton. Questa stretta vallata era percorsa oltre dal fiume Ardre anche dalla strada diretta a Chaumuzy e ad Epernay.
Il tratto compreso tra il fiume e la montagna di Bligny fu affidato all'8a Divisione (Brigate «Brescia» e «Alpi»), quello opposto, alla 3a Divisione (Brigate «Napoli» e «Salerno»). Il bosco "des Eclisses" era considerato un caposaldo che doveva essere difeso fino all'ultimo uomo.
Già nei giorni 23-24 giugno i tedeschi sferrarono un violentissimo attacco contro i reparti della Brigata «Alpi» per impadronirsi della Montagna di Bligny, ma per merito del nostro Corpo degli Arditi l'obiettivo fallì. Però l’attacco micidiale era solo rinviato; infatti nella notte tra il 14 e 15 luglio ebbe inizio la storica “Seconda  Battaglia della Marna” detta anche “Battaglia di Bligny”. Subito dopo la mezzanotte le artiglierie tedesche aprirono un violentissimo fuoco sull'intero fronte occupato della Brigata «Alpi» con largo uso di proiettili contenenti gas e liquidi velenosi.

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 La Seconda Battaglia della Marna (Battaglia di Bligny)


Curzio Malaparte, testimone oculare in quanto volontario sottotenente degli arditi, così descrisse quell’attacco notturno del 14 luglio: “Nulla potrà mai superare in orrore quel bombardamento. Fu un massacro. Seduti sull'erba, le spalle appoggiate ai tronchi degli alberi, in un terreno senza trincee, senza camminamenti, senza ricoveri, ci facemmo ammazzare allo scoperto, fumando una sigaretta dopo l'altra”. All'alba del 15 luglio le truppe d'assalto tedesche, attaccarono anche con carri armati la montagna di Bligny, i nostri soldati, seppure ormai ridotti alla metà, riuscirono a rallentare l’avanzata nemica, incendiando il bosco e combattendo tra le fiamme. I nostri soldati resistettero coraggiosamente.
Mentre truppe nemiche entravano a Chaumuzy i superstiti del 51°, ridotti a 28 ufficiali e 493 uomini si riunirono a Bosco de Courton per riordinarsi, come si legge in “La festa dei Ceri e la Grande Guerra” di Adolfo Barbi.
La mattina del 16 luglio riprese l'attacco contro le postazioni del Bosco de Courton, ma l’attacco fu inizialmente respinto, poi, nel pomeriggio il nemico, facendo uso anche di lanciafiamme, riuscì a sfondare tra i battaglioni francesi e italiani aprendosi un varco nel fronte. Fu allora che il Gen. Albricci ordinò di concentrare tutto il fuoco d'artiglieria sul tratto sfondato e poi lanciò contro il nemico il II Reparto d'Assalto che riuscì a contenere l’impeto delle truppe tedesche.Il 17 luglio, giunti al terzo giorno della battaglia, i reparti del 52° e del 51°, quasi accerchiati, furono protagonisti di una giornata eroica fatta di combattimenti fino a sera. Di questa azione condotta dai nostri giovani dell’Umbria abbiamo l’esaltante cronaca di Malaparte che presente anche lui sul posto, 20 anni più tardi scrisse sul “Corriere della Sera”: “a Bligny, ormai tutto il bosco era pieno di migliaia di morti e di feriti, ed eravamo rimasti senz'acqua, senza pane, senza cartucce, senza bombe a mano, senza mitragliatrici,…… il nemico tornò per la ventesima volta all'assalto con le sue tanks e i suoi lanciafiamme, e tutti quei matti (N.d.R.: i nostri soldati) gli si buttarono addosso, vociando e sghignazzando. S'udivano tra gli alberi, nell'immenso bosco pieno di fumo, urli di feriti e scoppi di risa, voci terribili e strane. E in realtà il nemico fu fermato a Bligny, non dal fuoco delle nostre poche mitragliatrici e dei scarsi cannoni, ma dalla meravigliosa pazzia di quei contadini dell'Umbria”.
Fermando l’avanzata tedesca verso la città di Epernay ed impedendo la realizzazione del piano tedesco che avrebbe dovuto provocare l’isolamento e la caduta di Reims con conseguente irreparabile rottura del fronte francese, i fanti italiani assolsero con immenso sacrificio il loro compito anche se gravissimo fu il bilancio (oltre 4000 morti), ma la Seconda Battaglia della Marna (Battaglia di Bligny) significò l'inizio della fine dell'esercito germanico. Infatti la mattina seguente, 18 luglio, il Comando Supremo francese dava il via alla controffensiva che avrebbe portato alla resa tedesca quattro mesi più tardi, l’11 novembre.

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I Caduti Eugubini


In questa Battaglia di Bligny presero parte tanti eugubini ed alcuni di essi vi persero la vita. Essi fanno parte dei 722 caduti di Gubbio nella prima Guerra Mondiale. Complessivamente 10 eugubini morirono in Francia e sono sepolti tra i cinquemila italiani al Cimitero Militare Italiano di Bligny. Grazie al recente elenco fornitoci dallo storico eugubino Fabrizio Cece, con commozione li ricordiamo:

1.  CALZUOLA Giovanni: soldato, 51° Regg. Fanteria, morto l'11 novembre 1918, proprio il giorno della fine della guerra in Francia, a 28 anni "per bronchite diffusa acuta da gas iprite"; 

2.  CARDONI Carlo: soldato, 20° Regg. Fanteria, morto il 4 giugno 1918, a 30 anni, a Monte des Allieux "per ferita da bombe a mano"; 

3.  CECCHINI Adamo: soldato, 51° Regg. Fanteria, morto il 23 giugno 1918, a 28 anni, a Bligny; medaglia di bronzo al Valor Militare; 

4.  MONACELLI Arnaldo: sottotenente, 51° Regg. Fanteria, morto il 15 luglio 1918, a 20 anni, a Les Mais per "ferite da scheggia di granata"; medaglia d’argento al Valor Militare; 

5.  PROCACCI Agostino: soldato, 90° Regg. Fanteria, morto il 15 luglio 1918, a 20 anni, a Courmas per ferite in combattimento provocate da "scoppio di granata"; 

6.  PROVVEDI Ubaldo: soldato, 51° Regg. Fanteria, morto il 24 giugno 1918, a 34 anni, per ferite riportate in combattimento; 

7.  ROSATI Settimio: caporale, 51° Regg. Fanteria, morto il 24 giugno 1918, a 29 anni, a Bligny "per ferite da scheggia di granata"; Settimio era stato, nell’anno precedente, tra gli organizzatori della Festa dei Ceri del 15 maggio 1917 celebrata sulle Dolomiti, alle pendici del Col di Lana e fu l’unico tra quegli organizzatori a non fare ritorno, vivo e salvo, a Gubbio;

8.  SEBASTIANI Ettore: soldato, 90° Regg. Fanteria, morto il 17 ottobre 1918, a 28 anni, per setticemia in un ospedale da campo; 

9.  TRAVERSINI Anselmo: soldato, 51° Regg. Fanteria, morto il 15 luglio 1918, a 25 anni, al Bosco "des Eclisses"; 

10. TURCHETTI Igino: sottotenente; 64° regg. di marcia (forse aggregato al 51° Regg. Fanteria) morto il 28 novembre 1918, a 22 anni,  nell'ospedale di Joigny per "broncopolmonite grippale contratta in servizio", forse provocata dal "gas iprite".  

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Il Cimitero Militare Italiano di Bligny


Per gli italiani il fronte francese rappresentò un vero massacro: in poco più di sei mesi tra i 25.000 combattenti le perdite furono di 9.334 uomini dei quali circa 5.000 caduti e oltre 4.000 feriti. Oggi le colline che circondano Bligny, con i suoi ameni vigneti, non sembrano il luogo così tristemente famoso dell’estate 1918. Provenendo da Reims, dopo 16 km, poche centinaia di metri prima di giungere al minuscolo borgo di Bligny, in bella vista troviamo sul lato destro della strada il cimitero di guerra francese con una distesa di croci bianche, mentre un po’ più in là, quasi nascosto, quello tedesco, con le croci nere, secondo l’accordo fatto alla fine del conflitto: croci bianche ai vincitori e croci nere agli sconfitti. Superate le poche case di Bligny (circa 100 abitanti) si sale una collina sulla cui sommità troviamo il Cimitero Militare Italiano di Bligny che impressiona per la sua grandezza e stupisce per la gran cura con cui è custodito. A differenza degli altri cimiteri della zona è circondato da un muro di cinta e da un cancello d’ingresso in ferro battuto. Al suo ingresso sventola la bandiera italiana, quella francese e quella d’Europa, all’interno un grande viale di cipressi e un piccolo tempio posto al centro di quattro sterminati campi di croci. Sul tempio, per tutti, la dedica: "AI CINQUEMILA SOLDATI ITALIANI MORTI IN TERRA DI FRANCIA".

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BIBLIOGRAFIA
BARBI A.
La Festa dei Ceri e la Grande Guerra - "Edizioni Ceraiole" direzione A. Barbi -Gubbio 1999.

CECE F.- SANNIPOLI E.
Il Viale della Rimembranza di Gubbio - edizioni L'arte Grafica, Gubbio 2003

MALAPARTE C.
Umbria Matta - "Corriere della Sera" - 3 luglio 1938.

VIAZZI L.
Col di Lana monte di fuoco - Milano 1998.