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| PAPA MARCELLO II | ||
Marcello
Cervini nacque nelle Marche, a Montefano in provincia di Macerata, il 6
maggio 1501 da una nobile famiglia toscana originaria di Montepulciano (Siena),
per questo fu allevato ed educato nella città toscana. Suo padre, il
conte Riccardo Cervini, era addetto
della Penitenzieria Apostolica.Cardinale e Vescovo di Gubbio
Marcello
Cervini fu nominato da Paolo III, il 19 dic. 1539, Vescovo di Nicastro,
(ora Lamezia Terme) ma tenne questo incarico poco tempo (dal 1539 al 1540) e,
come scrive Francesco Russo, non si recò mai a Nicastro, come dire che, di
fatto, resse la Chiesa nicastrese, amministrandola da lontano.
Fu nominato cardinale di
Santa Croce in
Gerusalemme il 5 novembre 1540.
L'anno successivo lo troviamo vescovo di Reggio Emilia fino al
1544, anno in cui fu nominato
nostro vescovo
di Gubbio.
Nellanno seguente (1545) Paolo III lo nominò (insieme ai cardinali Giovanni
Maria Ciocchi del Monte, futuro Papa Giulio III e
allinglese Reginaldo Polo) Legato della Sede Apostolica nella prima fase
() del Concilio di Trento ().
Marcello presiedette a questo Concilio con grande libertà d'animo nel
difendere la potestà e l'autorità pontificia secondo rigidi punti di vista
ecclesiastici. Di fatto ne condusse
i lavori come presidente effettivo.
Nel 1548 Paolo III lo nominò Bibliotecario Apostolico, incarico
che gli fu rinnovato a vita da Papa Giulio III (). In questo periodo si
fece promotore di ricerche storiche e archeologiche. Giulio III (Giovan
Maria Ciocchi del Monte)
lo
nominò Presidente della Commissione per la riforma ecclesiastica, ma ne venne
in seguito escluso per aver criticato la politica nepotista del pontefice. Di
fatto il Cardinale Cervini si
stava avvicinando gradualmente alle posizioni intransigenti del cardinale Gian
Pietro Carafa (futuro Papa Paolo IV) distaccandosi dal riformismo iniziale.
Pontefice di Santa Romana Chiesa
Stentando
a guarirsi da una grave malattia, il 17 Marzo 1555, fece ritorno alla città
natale di Montefano per ritemprare il suo corpo ammalato e per recarsi in visita
alla Santa Casa della Madonna di Loreto di cui era particolarmente devoto.
Proprio in quei giorni (23 marzo 1555) moriva Papa Giulio III, e i cardinali
riunitisi in conclave il 9 aprile 1555 elessero a Papa il nostro vescovo,
per acclamazione, seguendo lindicazione data dal Cardinale Gian Pietro Carafa.
dell'elezione, confermando, tra l'altro, la leggenda che vuole un pontificato
brevissimo per i papi che conservano il proprio nome.Appena eletto, Marcello Cervini dette
subito l'impronta della sua spiccata personalità applicando con severità lo
spirito del Concilio. Si mostrò subito contrario al nepotismo e per dare il
giusto esempio vietò al fratello Alessandro, alla sorella Cinzia (mamma del
futuro San Roberto Bellarmino) e agli altri suoi parenti di
raggiungerlo a Roma. Fu altrettanto intenzionato a tenersi lontano dalla
politica per esaltare il ruolo spirituale del successore di Pietro. E rimasta
nella storia la sua idea di abolire anche la Guardia Svizzera.
Il denaro occorrente per la sua incoronazione fu devoluto, per sua volontà, ai
poveri. Appena entrato nei sacri palazzi dette ordine di ridurre il lusso e le spese della corte papale, per meglio opporsi alla Riforma
protestante e toglierle motivi di accusa. Insomma si mostrò subito un
uomo tutto d'un pezzo.
Purtroppo
il suo pontificato fu brevissimo. Marcello
II morì nella notte tra il 30 aprile e il 1 Maggio 1555, dopo solo 23 giorni di
pontificato a causa di un attacco apoplettico. Alcuni
ritengono che la
morte fosse dovuta ad una piaga segreta di una gamba, di natura maligna.
I
suoi resti riposano nelle Grotte sotto la Basilica di San Pietro. Chi si
trovasse a visitare la tomba di Papa Paolo VI, ha alle proprie spalle il
sarcofago semplice e spartano del nostro Papa Marcello II.
.
A
Gubbio onestamente bisogna dire che pochi lo ricordano, ma fino pochi anni fa il
suo stemma campeggiava sulla facciata della Cattedrale.
A lui
Giovanni Pierluigi
da Palestrina () dedicò, nel 1563, la
Missa Papae Marcelli a
6/7 voci a cappella. La Missa Papae
Marcelli resta un
capolavoro per eccellenza della polifonia sacra romana e si pone in
contrapposizione alla coralità luterana che stava dilagando nell'Europa
centrale, infatti fu prescelta dal Concilio di Trento come modello di musica sacra della
Controriforma. Palestrina
portò la polifonia corale al suo massimo splendore, influenzando anche la
produzione degli autori successivi. Per fare un esempio, il Gradus ad
Parnassum di Fux, autore del periodo classico, è basato sui metodi di
Palestrina, e venne studiato dagli autori seguenti.
Tre Papi in un solo anno
Il
1555 fu un anno piuttosto movimentato:
tre papi in un anno!
Il 23 Marzo muore Papa GIULIO III (Giovan
Maria Ciocchi del Monte, ().
Il 9 Aprile viene eletto Papa MARCELLO II, che muore il 1° Maggio.
Il 23 Maggio, il conclave elegge Papa PAOLO IV (Gian Pietro Carafa,
)
Le
cronache ricordano che la nomina a Pontefice di Marcello II, che era
notoriamente ostile a Michelangelo (), indusse questi a lasciare
subito Roma, ma la tempestiva scomparsa di Papa Cervini permise al nuovo Papa
Paolo IV di rinnovargli lincarico di direzione della fabbrica di S.
Pietro commissionandogli anche la cupola della chiesa. Michelangelo iniziò
allora quel superbo modello in legno che sarà pronto solo dopo 5 anni. La
cupola sarà
poi realizzata da Giacomo Della Porta e Domenico Fontana nel 1588-89.
Secondo
la profezia del vescovo irlandese Malachia che intorno al 1140, profetizzò le successioni papali, da
Celestino II sino al tempo in cui
Pietro sarebbe ritornato sulla terra per riprendere le chiavi della Chiesa,
Marcello II sarebbe stato "Frumentum
floccidum": infatti nel suo stemma è presente il
frumento e.... floccidum sta ad intendere la breve durata del suo
pontificato.
Malachia
era un monaco benedettino (cistercense) che fu anche vescovo e primate di
Irlanda. Fu contemporaneo di S. Ubaldo e visse tra il 1094 e 1148. Fu un
energico riformatore, soprattutto dei monasteri, morì nel monastero di
Clairvaux (in Francia, a nord di Digione) assistito da San Bernardo da
Chiaravalle (),
che aveva conosciuto durante un viaggio a Roma (1139).
Secondo alcuni queste profezie sono state scritte con la collaborazione ispirata di San Bernardo.
Secondo altri l'opera sarebbe apocrifa e redatta probabilmente
nella seconda metà del XVI sec. Sta di fatto che fu pubblicata per la prima volta, a Venezia, dal benedettino Arnold Wion
nel 1595 nel suo libro "Lignum Vitae". Le profezie di Malachia si
riferiscono per lo più al luogo di provenienza dei pontefici, allo stemma
proprio o della famiglia oppure a eventi storici che caratterizzeranno il loro
pontificato. Esse sono costituite da 111 motti latini relativi ai 111 papi che
si sarebbero avvicendati sul trono di Pietro dal 1143 fino alla fine dei tempi. In questa lista Marcello II sarebbe il 68°.
Che pensare di questo singolare elenco di profezie? Quello
che è veramente strano è che, finora, un buon numero di queste profezie appare
verosimile!
Consideriamo le ultime:
Pio IX () motto: Crux
de cruce:
forse
si riferisce alla tribolazione della Chiesa durante l'unificazione dello Stato
Italiano. Durante il pontificato
di
Giovanni Maria Mastai Ferretti, il più lungo di tutta la storia, scomparve lo
Stato della Chiesa e Roma divenne capitale dell'Italia unita. Pertanto alla
croce papale si sovrappose una croce bianca in campo rosso (stemma dei Savoia!).
Leone XIII () motto: Lumen coeli:
forse si riferiva allo stemma di questo papa, Gioacchino Pecci, che conteneva una scintillante cometa sullo sfondo del cielo.
Pio X () motto: Ignis
ardens:
significava forse, il cuore carico di santa fede di questo papa. Per la sua bontà e la sua ardente fede, Giuseppe
Sarto fu proclamato santo.
Benedetto
XV
() motto: Religio depopulata: Il pontificato di Giacomo della Chiesa fu contrassegnato dagli
avvenimenti della Grande Guerra e dai numerosi lutti che ne conseguirono. Il
motto sembra far riferimento all'enorme numero di cattolici che caddero durante
la Prima Guerra Mondiale, ma potrebbe esserci anche un accenno alla terribile
epidemia di influenza spagnola, che fece ancora più vittime della guerra.
Pio
XI
() motto: Fides intrepida: La fede di Achille Ratti, lo indusse a lanciare intrepide e coraggiose
scomuniche contro gli emergenti regimi totalitari del suo tempo,
soprattutto contro il materialismo comunista, ma successivamente anche contro il fascismo ed il nazismo.
Pio XII () motto: Pastor
Angelicus: Eugenio
Pacelli fu pastore della Chiesa nel corso della seconda guerra mondiale e nel
difficile periodo della ricostruzione post-bellica. A lui toccò il compito di
essere la guida spirituale e materiale di un mondo che si preparava a risorgere
dalle ceneri di una guerra mai vista prima. Fu
da molti definito il papa Pastore dal portamento angelico.
Giovanni
XXIII
() motto: Pastor et Nauta: Angelo Roncalli fu Pastore e vescovo di Venezia; indirizzò la Chiesa
nel mare della modernità attraverso il Concilio Ecumenico Vaticano II.
Paolo
VI
() motto: Flos florum: il fiore dei fiori, secondo il simbolismo floreale è il giglio.
Ebbene nello stemma di Giovanni Battista Montini appaiono infatti tre gigli.
Giovanni
Paolo I
(1978) motto: De medietate lunae: Il pontificato di Albino Luciani, è definito "il tempo di una
luna" a significare il suo brevissimo pontificato che durò poco
più di un mese lunare.
Infatti il suo pontificato durò dal 26 agosto 1978 al 28 Settembre 1978: solo
33 giorni!
Giovanni Paolo
II () motto: De
labore solis:
forse è il riferimento alla sua instancabile attività. Karol Wojtyla viene dalla Polonia e molto
probabilmente Malachia si riferisce al fatto che egli proviene da un paese
dell'est (levante del sole); ma c'è anche chi ha appuntato l'attenzione
sull'enorme lavoro di diffusione della fede intrapreso durante il suo
pontificato: egli è il Papa che in assoluto ha visitato più paesi del mondo,
ed ha portato la Chiesa a possedere un "regno" su cui sembra non
tramontare mai il sole.
Il
successore di Giovanni Paolo II viene indicato attraverso il segno dell'ulivo,
simbolo di pace. Il motto: De gloria olivae "la gloria dell'ulivo" si
riferisce, forse, ad un periodo di pace universale, oppure alla pelle olivastra
o ad una possibile origine ebrea?
L'ultimo papa (Petrus Romanus)
A quest'ultimo papa che chiude la profezia,
Malachia ha voluto dedicare non solo un motto, ma alcuni versi latini: In
persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascet
oves in multis tribulationis, quibus transactis septicolis diruentur et Judex
tremendus judicabat populum suum.Amen. =
[Durante la persecuzione estrema della Santa Romana Chiesa, siederà sul
trono Pietro il Romano, che pascerà il suo gregge fra molte tribolazioni;
passate queste, la città dai sette colli verrà distrutta ed il tremendo
giudice giudicherà il suo popolo e così sia].
Il nome è quanto mai
suggestivo: mentre Pietro I fu il primo pastore della Chiesa cattolica,
detentore delle chiavi del cielo, Pietro II dovrà restituire il mandato e
chiudere per sempre le porte del mondo.
La
profezia sulla distruzione di Roma si trova anche in un altro messaggio trovato
nel XVI secolo e attribuito ad un, non meglio identificato, Monaco di Padova.
In questo messaggio si dice: "Quando l'uomo salirà sulla luna, grandi
cose staranno per maturare sulla terra. Roma verrà abbandonata, come gli uomini
abbandonano una donna vecchia e brutta, e del Colosseo non rimarrà che una
montagna di pietre avvelenate"
(Da:
De Magnis tribolationibus et Statu Ecclesiae, stampate
anchesso a Venezia, ma nel 1527 e quindi ancor prima di quelle del vescovo
irlandese ").
Queste profezie, meno conosciute di quelle di Malachia, sembrano addirittura più precise e circostanziate:
Giovanni XXIII viene qui presentato come "uomo di
grande umanità e dalla parlata francese". Papa Roncalli rappresentò
infatti per molti anni la Chiesa di Roma a Parigi.
Con PaoloVI iniziano le tribolazioni della chiesa. In questo
tempo "l'ombra dell'Anticristo inizierà a oscurare la Città
Eterna".
Giovanni Paolo I: "Passerà rapido come una stella cadente, il pastore della laguna" e infatti papa Luciani, che veniva da Venezia, ebbe un pontificato di 33 giorni.
Giovanni
Paolo II: "Verrà
da lontano e macchierà col suo sangue la pietra... e verrà strappato alla
vita". Il riferimento all'attentato di Alì Agca è impressionante!
Rimangono ancora due pontefici:
Il penultimo sarà un "seminatore di pace e di
speranza, in un mondo che vive l'ultima speranza";
Lultimo verrà a Roma da terre lontane "per
incontrare la tribolazione e la morte".
Che dire? Speriamo proprio
che questi profeti si... sbaglino!