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| CATACOMBE DEI CAPPUCCINI A PALERMO | ||
E
storicamente accertato che i Cappuccini francescani arrivarono a Palermo nel
giugno del 1534 e ottennero subito la concessione di un terreno e il permesso di
costruire un convento. Documenti storici affermano che nel 1565 i Cappuccini
avevano già realizzato la Chiesa o comunque riadattato un complesso
eventualmente preesistente.
La Chiesa fu ristrutturata in seguito nel 1618 con una ricostruzione dalle
fondamenta che ne alterò completamente loriginaria struttura. Unaltra ed
ultima ristrutturazione avvenne nel 1934, allo scopo di aumentare la capienza
interna di fedeli.
collocarono il luogo per la loro sepoltura sul lato
meridionale della Chiesa: una grezza cisterna scavata nel tufo dove i cadaveri
venivano calati dallalto, rimanendo ammucchiati alla rinfusa. Per tutto il
XVI secolo i frati vi seppellirono oltre ai loro defunti soltanto due
estranei. Nel 1597, giacché la fossa-cisterna era divenuta insufficiente,
i Frati decisero di dotarsi di un cimitero sotterraneo più ampio e
iniziarono lo scavo delle Catacombe (così era definito
qualsiasi cimitero sotterraneo già in una Disposizione Papale del 380
d.C.) dietro laltare maggiore della Chiesa. Negli annali si legge
che quando i frati furono per traslare i corpi dei loro confratelli seppelliti della
prima fossa, per portarli nella nuova sepoltura, trovarono tali corpi interi
nonostante fossero stati inumati sovrapponendoli gli uni agli altri senza cassa
e avvolti soltanto da un lenzuolo.
Ovviamente tale fatto suscitò scalpore tra i frati i quali non seppero dare una
spiegazione a tale fenomeno, ma compresero che quellambiente doveva essere
in qualche maniera responsabile del fatto.
Molti a questo punto si chiederanno in che maniera, in
questo argomento, centri Gubbio e gli Eugubini!
Ebbene il primo nuovo ospite delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo fu proprio un eugubino: Frate Silvestro da Gubbio (morto il 16 ottobre 1599) il cui corpo ancora oggi è esposto con un cartello che ricorda il suo primato:
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Frate |
Un
enorme concentrato di Mummie
La catacombe dei Cappuccini oggi contiene il più
grande concentrato di mummie italiane, stipate allinterno di scaffali,
sistemati lungo le pareti dei tenebrosi corridoi sotterranei, si offrono agli
occhi dei curiosi visitatori poco meno di 7000 mummie. Per quasi tre secoli, dal
1599 al 1881, i notabili di Palermo hanno affidato ai monaci del Convento dei
Cappuccini il compito di mummificare e custodire anche i loro defunti. I corpi
venivano collocati in appositi colatoi e trattati poi con bagni a base di aceto
e di acqua di calce; in pochi mesi le carni si rinsecchivano acquistando una
durezza e una compattezza simile al cuoio e resistente nei secoli. A questo
punto, i corpi venivano rivestiti con i loro normali abiti e collocati nei
sotterranei del Convento, dove i parenti potevano andare a visitare il
congiunto, ritrovandolo, in alcuni casi, quasi intatto.
Visitatori
illustri
e in tema par d'aver fallito i colpi».
Giacomo Leopardi,
nei Paralipomeni della Batracomiomachia (canto
VIII stanza 16) ne fa un interessante descrizione:
In periodi di gravi epidemie, per la conservazione, si usava immergere i
cadaveri in un bagno di arsenico o di latte di calce ed è questo il metodo
utilizzato per il cadavere di
un certo Antonio Prestigiacomo
caratterizzato dal colorito
rossastro.
«
spaziose, oscure
stanze sotterra, ove in lor
nicchie, come
simulacri diritti, intorno vanno
corpi d'anima voti, e con que'
panni
tuttora, in cui l'aura spirar fur
visti;
sovra i muscoli morti e su la pelle
così l'arte sudò, così caccionne
fuori ogni umor, che le sembianze
antiche,
non che le carni lor, serbano i
volti
dopo cent'anni e più: Morte li
guarda,
La città di Palermo, grata e riconoscente allillustre poeta, chiamò la
strada che porta alla Chiesa e quindi al cimitero "Via Pindemonte".
Anche il
celebre scrittore francese Guj de Maupassant che, avendole visitate
nellanno 1885, vi rivolse la sua attenzione e si soffermò lungamente sul
metodo dellessiccamento.
Son laggiù nel profondo immense file
di seggi ove non può lima o scarpello,
seggono i morti in ciaschedun sedile
con le mani appoggiate a un bastoncello,
confusi insiem l'ignobile e il gentile
come di mano in man gli ebbe l'avello.
Poi ch'una fila è piena, immantinente
da più novi occupata è la seguente.
Oggi, quello che più colpisce maggiormente il visitatore sono le notizie
relative al metodo utilizzato dai frati per la conservazione dei cadaveri. In
verità tale metodo doveva essere a quei tempi così usuale che nessuno degli
autori, che nel passato si sono occupati del cimitero, ha ritenuto
opportuno riportarlo nei suoi scritti con precisione.
Il primo a parlarne fu Gastone Carlo, nella sua opera Viaggio in
Sicilia del 1828. Egli descrive sommariamente il metodo riportando nei
suoi scritti che i cadaveri venivano posti in una stanza, distesi o seduti e,
serrata la porta per non farne uscire la puzza, vi rimanevano per un periodo di
circa un anno, quindi allapertura si ritrovavano interi ed intatti. In
seguito in un verbale redatto dopo unispezione del Senatore della città di
Palermo, Federico Lancia di Brolo si rileva che i cadaveri non più di 8 10
venivano introdotti in una stanza, distesi sopra una grata fatta di tubi di
terracotta e chiuse ermeticamente le porte, vi restavano per un periodo di circa
otto mesi o un anno. In seguito venivano trasportati in un luogo ventilato
coperto con tettoia, dove, venivano lavati e ripuliti con acqua ed aceto, quindi
rivestiti e collocati nella casse di legno o nelle nicchie lungo i corridoi.
Rimanevano li solo se i parenti andavano a trovarli e portavano loro la cera per
tre anni consecutivi altrimenti venivano rimossi.
Fu pure adottato un metodo a base di farmaci inventato dal dottor Solafia
del quale però non si conosce lesatto procedimento usato; tale trattamento
fu adoperato per il cadavere della piccola Rosalia Lombardo morta il 6 dicembre
1920. Si dice che il cadavere fu trasportato nel cimitero perché il dottor
Solafia
procedesse allimbalsamazione, per poi essere seppellita altrove. Ma
il dottor Solafia, iniziato il procedimento, non poté portarlo a termine a causa
della sua prematura morte e per cause non conosciute il corpicino della bambina
è rimasto ai piedi dellaltare oggi dedicato a Santa Rosalia.