La grande emigrazione della fine '800
Nella seconda metà del 1800, ragioni demografiche, ma soprattutto economiche, inducono migliaia di italiani ad abbandonare la loro terra per cercare lavoro altrove. Molti si dirigono verso altri paesi del continente europeo, altri, tanti, verso i paesi del continente americano sia del nord che del sud.
L'Italia in quel periodo è ancora un paese arretrato, con un'economia prevalentemente agricola che in quanto tale sente enormemente la crisi agraria che si abbatte soprattutto dopo il 1880. Una grande numero di operai e contadini abbandonano la terra per migliorare le proprie condizioni di vita ed emigrano in terre lontane.
Anche tanti eugubini seguono questo destino. Il periodico "L'Eugubino" il 14 maggio 1905 scrive: "è da vari mesi che il movimento d'emigrazione va crescendo in misura allarmante. Ogni giorno sono decine e decine gli operai e i contadini che partono per i lontani paesi dell'estero in cerca di lavoro e di pane" un simile distino aveva già seguito Giulio Frondizi, padre di Arturo, futuro Presidente della Repubblica Argentina.
Verso l'Argentina
La mancanza di lavoro consiglia Giulio di emigrare: ottiene il passaporto per l'Argentina il 9 luglio 1890. La moglie l'ottiene due anni più tardi, nel 1892. Non si sa se Giulio partì da solo e fosse raggiunto soltanto due anni dopo dalla resto della famiglia (la moglie e due figlie, giacché il maschio era morto).
Di certo si sa che dopo un brevissimo soggiorno a Buenos Aires, già nel dicembre 1892 la famiglia Frondizi risiede a Paso de los Libres, nella provincia di Corrientes.
Qui il lavoro non manca: Giulio stipula un contratto con l'Impresa Ferroviaria del Nord Est, si integra bene nella comunità locale e con la numerosa truppa di italiani presenti. Glia affari vanno decisamente bene, i guadagni gli permettono l'acquisto di una fornace di laterizi e di terreni, ma gli consentono di effettuare, con la famiglia, alcuni viaggi a Gubbio dove lascia alcuni figli (Luidina, Tersilia, Américo, Ricardo e Isabella) a studiare fino al 1912.
Ma i guadagni gli permettono di acquistare, nel 1900, un terreno alla periferia della città di Paso de los Libres e di costruire un grande e bello palazzo. Qui nascerà il 28 ottobre 1908 Arturo che diventerà, a 50 anni, Presidente dell'Argentina.
Seguirono anni meno ricchi a causa del dissesto finanziario di una compagnia ferroviaria inglese, i viaggi in Italia dovettero essere sospesi però Gubbio, la sua gente, la sua cultura, S. Ubaldo, erano sempre presenti nelle conversazioni dei Frondizi.
I figli all'Università
Frondizi che con i loro 12 figli si trasferiscono prima, nel 1913, a Concepciòn in Uruguay e poi a Buenos Aires, nel 1918, per dare la possibilità ai figli di studiare all'università. L'obiettivo fu raggiunto: Américo (1896) si laureò in Farmacia, Ricardo (1900) diventa un famoso insegnante d'inglese, Silvio (1907) fu avvocato e politico, teorico del trotzkismo, ucciso nel 1974, Risieri (1910) fu filosofo e rettore dell'Università di Buenos Aires, Virginia (1899) insegnante elementare, dal conto manca Maria (1897) che morì molto giovane, Isabella (1903) che sposò Juan Tomas, Ersilia (Tersilia) sposò Virgilio Prosperetti, dal cui matrimonio nascerà in Argentina, nel 1914, Ubaldo che diventerà un famoso professore dell'Università di Perugia e Roma.
I fratelli mancanti Giulio (1901) e Oreste (1905) divennero dei funzionari.
Attività politica
Intanto, nel 1939 scoppia la seconda guerra mondiale, con ovvie ripercussioni sulla politica e sull'economia dell'Argentina, la difficile situazione politica argentina scivola verso il colpo di stato del 1943 da parte di un gruppo di ufficiali dell'esercito, di cui fa parte anche il colonnello Juan Domingo Perón. Il Governo viene assunto da Pedro Pablo Ramírez.
L'azione antidemocratica del governo militare trova l'opposizione di Frondizi che viene di nuovo arrestato e rimarrà in prigione due mesi.
Intanto negli anni seguenti cresce il "Peronismo" che assume il potere alle elezioni del febbraio 1946; Anche Arturo viene eletto nel Congresso Nazionale, tra i deputati del gruppo di opposizione e viene riconfermato nel 1948.
Questo periodo, dominato dalla figura di Perón, dura fino al 1955 quando un movimento rivoluzionario, guidato da militari, costringe il capo dello stato alla fuga e ad un esilio "volontario".
Di questo movimento di Resistenza, Frondizi è considerato il capo e nel 1956 viene rieletto Presidente dell'Unione Civica Radicale (UCR) che sostiene il governo provvisorio del Presidente Aramburu, governo che intanto procedeva allo scioglimento del Partito Peronista e sanciva il divieto assoluto per i suoi dirigenti di partecipare alla vita politica.
Come prima cosa, si pensa a normalizzare la situazione con un governo che scaturisca da libere elezioni. All'interno del Partito di Frondizi (UCR) si apre un duro scontro per la scelta del candidato alla presidenza: due sono i contendenti: Frondizi e Balbín. Al termine di un contrastato dibattito, seguito da votazioni, è proclamato candidato Frondizi, ma Balbín non accetta la proclamazione e il partito subisce una pesante scissione: l'Unione Civica Radicale Intransigente (UCRI) con Frondizi e l'Unione Civica Radicale del Popolo (UCRP) con Balbín.
Il 28 luglio 1957 si svolgono le elezioni, ma nessun partito raggiunge la maggioranza.
L'esilio
Anche per Frondizi ci fu l'esilio che durò fino al luglio del 1963. Subì anche un attentato, senza conseguenze, nel 1964.
Continuò ad impegnarsi in politica, ma non riconquistò il potere.
Nel 1966 appoggiò il colpo di stato militare che tolse il potere al suo successore Illia e portò alla presidenza il generale Onganía che verrà a sua volta deposto nel 1970, di tale governo Frondizi non condivise la politica economica. Per curiosità, si deve dire che sia Arturo ILLIA che Juan Carlos ONGANIA erano di origine italiana, essendo il primo originario di Samolaco (provincia di Sondrio) ed il secondo di Varenna (provincia di Lecco). Nel 1971 assunse l'incarico il generale Augustín, che cercò di avviare il rientro nel regime civile. Nel 1972, tuttavia, il paese fu colpito da una nuova ondata di violenze, scioperi, rivolte studentesche e atti di terrorismo, alimentati dall'ulteriore aggravarsi della crisi economica. Nel marzo 1973 i peronisti vinsero largamente le elezioni e il loro candidato presidenziale Cámpora assunse l'incarico per lasciarlo poco dopo e in settembre un nuovo pronunciamento popolare riportò Perón alla presidenza con più del 61% dei consensi. Con Perón, Frondizi alternò appoggio e critiche, quando, il 1° luglio 1974, Perón morì, la sua terza moglie Isabelita Perón, vicepresidente, andò al potere. Durante il suo governo, le condizioni politiche ed economiche del paese peggiorarono drammaticamente, mentre lo scatenarsi del terrorismo di sinistra e di destra giunse a provocare oltre 700 morti nel solo anno 1975. Anche un fratello di Arturo Frondizi, Silvio, il 27 settembre 1974 viene sequestrato e ucciso dagli squadroni della morte.
L'Argentina nella dittatura
Nel marzo 1976 un governo guidato dal generale dell'esercito Jorge Rafael Videla assunse i pieni poteri, sciolse il parlamento e impose la legge marziale, Videla lanciò allora la sua campagna di terrore contro gli avversari politici, basata su arresti, torture e assassini di massa.
L'Argentina vive il triste fenomeno dei "desaparecidos" cioè degli oppositori del regime "scomparsi", sequestrati e uccisi dalla dittatura militare. Videla fu sostituito dal maresciallo Roberto Viola (nel marzo 1981), a sua volta deposto meno di un anno dopo dal generale Leopoldo Galtieri. Il governo di quest'ultimo si imbarcò, nell'aprile 1982, nell'occupazione delle isole Falkland (Malvinas per gli argentini), ma dopo una brevissima guerra la Gran Bretagna recuperò le isole, screditando senza appello il dittatore, che venne sostituito dal generale Reynaldo Bignone.
Il ritorno della democrazia
Nell'ottobre del 1983, in una situazione di crisi economica gravissima, con un debito estero senza precedenti e un'inflazione a oltre il 900% annuo, il paese tenne le prime elezioni presidenziali democratiche dopo dieci anni, eleggendo il candidato del Partito Radicale Raúl Alfonsín. Questi guidò il paese nel ritorno alla democrazia: le forze armate furono riorganizzate; i precedenti leader militari e politici del precedente decennio furono emarginati; il debito estero fu progressivamente ridotto; vennero introdotte anche riforme fiscali. Alle presidenziali del maggio 1989 il candidato peronista Carlos Saoúl Menem fu eletto presidente.
Menem impose un drastico programma di austerità d'ispirazione neoliberista, ed entro i primi anni Novanta riuscì a frenare l'inflazione, pareggiare il bilancio, privatizzare le aziende di stato e saldare i debiti del paese con le banche. Nel 1990, con il paese ancora sottoposto a gravi tensioni e al ricatto delle gerarchie militari, Menem concesse l'amnistia agli esponenti del regime militare con un legge detta "dell'obbedienza dovuta".
Alle elezioni del 1995 Menem fu rieletto alla presidenza del paese, ma subito dopo grosse divisioni si verificarono all'interno del partito di governo, che prefiguravano già la lotta per la successione. Menem fu accusato di corruzione dal suo ex ministro dell'Economia Domingo Cavallo.
Questa è l'Argentina che Arturo Frondizi lascia, quando muore, il 18 aprile 1995, all'età di 87 anni. La moglie Elena era morta cinque anni prima, nel 1991.
Dopo il ritorno alla democrazia, Frondizi fu completamente riabilitato sia dai politici, Presidente Menen in testa, che dai militari.
In particolare, già nell'83, l'Accademia Nazionale di Storia e di Scienze Morali e Politiche, per bocca del suo decano, Enrique De Gandía, riconosce che: "l'allontanamento dal potere di Frondizi fu l'errore più grande che commisero le forze militari", addirittura lo stesso esercito lo decora con la "Medaglia dell'Esercito Argentino", massima onorificenza, "per riparare l'errore storico che significò il suo rovesciamento" come disse il capo di stato maggiore dell'esercito generale Martín Balza.
Recentemente a Gubbio è stata dedica ad Arturo Frondizi la piazza situata davanti il complesso di Santo Spirito, dietro l'ufficio delle Poste.